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Campagnatico (GR) è un comune di circa 2.500 abitanti, dista dal capoluogo circa 20 km. Sorge su un rilievo che si affaccia sull'ultimo tratto della Valle dell'Ombrone. Il territorio comunale di Campagnatico si estende attorno al tratto terminale della Valle dell'Ombrone, fin quasi alla sua apertura meridionale verso la pianura della Maremma grossetana. Confina a nord con il comune di Civitella Paganico, a nord-est con il comune di Cinigiano, a sud-est con i comuni di Arcidosso e Roccalbegna, a sud con il comune di Scansano, a sud-ovest con il comune di Grosseto e a nord-ovest con il comune di Roccastrada. L'altitudine che caratterizza i centri abitati e le frazioni varia dai 40 metri s.l.m. di Arcille ai 384 metri s.l.m. di Montorsaio, frazione situata sulle pendici orientali di Monte Leoni che, con la sua vetta di 616 metri s.l.m. segna il punto più elevato del comune, oltre ai limiti amministrativi nord-occidentali. Frazioni : Montorsaio,Arcille,Marruchetti


Con Carlo Magno, i vescovi Lucchesi e gli abati Amiatini, più conti che religiosi e spesso eletti dall'imperatore e non dal Papa, acquisirono anche importanti incarichi amministrativi adoperandosi, oltretutto, per gli interessi della nobiltà. Questo insieme di intrecci tra nobiltà, clero ed impero permise ad una nobile famiglia Lucchese di emergere e attraverso una serie di permute Ildiprando II diventò padrone dei territori di tutta la Maremma. Sistemati gli affari a Lucca, Ildiprando II si trasferi tra l'862 e l'894 in Maremma col titolo di conte di Roselle. Dal nome Ildebrando, forma franca di Ildiprando, derivò il cognome Ildibrandeschi (e quindi Aldobrandeschi).
Aldobrandeschi, ecco dunque il nome a cui Campagnatico ha legato la propria storia e lo stesso ci permette di riallacciarsi a quanto enunciato in apertura. Stabiliti definitivamente nella residenza di Sovana riuscirono ad acquisire la completa e consolidata signoria sui territori maremmani. Con il consolidamento del potere degli Aldobrandeschi, Campagnatico fu dotata di nuove strutture difensive fornendo sicurezza agli agricoltori, agli artigiani ed ai mercanti che, percorrendo la Via Grossetana, si dirigevano alle saline del litorale tirrenico e ad Istia, dove vi era, fin dal 1032, un fiorente mercato.
A partire dalla metà del dodicesimo secolo, la giovane repubblica di Siena, favorendo patti d'amicizia e di collaborazione con i boni homines delle diverse comunità maremmane e sostenendo le istanze di libertà e d'autonomia delle comunità locali, cominciarono ad insidiare i territori della contea aldobrandesca.
Con la morte del conte di Sovana Ildebrandino Maria iniziarono a verificarsi asprissime controversie ereditarie tanto che il grande contado aldobrandesco fu diviso in quattro parti fino a che Guglielmo riusci a prendere il sopravvento e la guida della contea. Dominando per trenta anni la scena politico-amministrativa della Maremma si oppose fieramente alla tracotanza della Repubblica di Siena.
/>Dopo la sua morte, avvenuta nel 1254, e con Siena sempre più vicina al suo disegno d'avvicinamento alla costa maremmana, una nuova divisione, causata da divergenze politiche sorte tra figli (Ildebrandino di Bonifazio schierato con l'imperatore e alleato con Siena da una parte e Umberto e Ildebrandino il Rosso schierati invece dalla parte del papa e acerrimi nemici dei Senesi) portò all'indebolimento irreversibile della contea. Il conflitto tra Umberto e la Repubblica Senese divenne davvero aspro. Nel 1256 il conte Umberto, in prossimità del castello di Montorsaio catturò due ambasciatori senesi diretti a Grosseto.
Fu il pretesto che la Repubblica aspettava da tempo. Nel febbraio 1259 fu segnalata nel castello di Campagnatico la presenza di Umberto Aldobrandeschi dove una volta individuato fu ucciso dai Senesi. Secondo Dante, che immaginò di incontrare Umberto tra i superbi (undicesimo canto del Purgatorio), la superbia di non accettare le insistenti offerte della potente Siena determinò la sua fine. Due e discordanti sono le versioni di quell'ignobile uccisione. Una parla dell'uccisione a seguito di una sanguinosa battaglia, l'altra narra che Umberto fu soffocato nel letto da tre congiurati.
Questa mancanza di chiarezza appare deliberatamente provocata dai governanti della Repubblica Senese al fine di occultare i meschini accordi con i sicari peraltro banditi dalla Repubblica.

Centro Storico



























Campagnatico custodisce tra le strette vie del suo centro storico gioielli di arte medievale che ne raccontano il glorioso passato, passeggiando infatti per il centro abitato si potranno visitare la Chiesa di Sant’Antonio Abate, oggi l’edifico è scomunicato e dal 1893 ospita un teatro, si presenta però ancora in puro stile romanico ed all’interno sarà possibile osservare affreschi risalenti al XIV secolo, la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, che risale al 1188, la sua costruzione avvenne a partire da un preesistente convento ed oggi al suo interno si trovano interessanti affreschi del trecento e del quattrocento, la duecentesca pieve di San Giovanni Battista, si presenta in stile romano-gotico e custodisce un dipinto raffigurante la Madonna con il Bambino ed un Ciborio risalente al 1500. L’abitato vede inoltre la presenza della Rocca Aldobrandesca, edificata nella parte più alta del paese e dotata di una imponente torre, e di una cisterna che anticamente aveva la funzione di raccogliere le acque piovane e che oggi dà il nome alla piazza nella quale si trova; fuori dal paese si potrà invece avere la possibilità di visitare il Castello di Stertignano, la cui costruzione risale al XIII secolo, le Colonne della Sabatina, anticamente partedi un edificio medievale ed infine, in località Pieve Vecchia si potranno ammirare una piccola chiesetta eretta nell’anno mille sui rideri di un’antica villa romana. In Piazza Dante vari edifici tra quali il palazzotto con la meridiana collocata sulla facciata eseguita da Ulisse Crocchi nel 1883, su commissione dei signori Rossi. Alla stessa epoca risale anche la fontana in bronzo a pianta quadrata con fusto decorato e recante lo stemma del Comune e la data di fusione. In piazza Garibaldi, il palazzo pretorio, sede del Comune, con fronte caratteristico da bugnato angolare, dal portoncino d'ingresso e finestre rettangolari con cornici in pietra, fu completamente restaurato tra il 1794 e il 1805. Il palazzo comunale era in precedenza ubicato in via Cesare Battisti, in un edificio oggi totalmente trasformato che conserva tuttavia nel portichetto di ingresso murati alcune stemmi risalenti al quattordicesimo, quindicesimo secolo, tra i quali quello del comune, con la data del 1426 e la balzana di Siena. Alla famiglia Rossi appartenne il palazzotto situato in via Mazzini, ristrutturato verso la fine del XIX secolo, con prospetto intonacato in cui si apre il portale accesso ad arco, finestre rettangolari al primo piano e una serie di aperture ovali, per illuminare il piano delle soffitte. All'interno vari ambienti recano sui soffitti decorazioni del primo novecento. Il maggiore sviluppo urbano si ebbe tuttavia lungo l'asse della via Piave, dove si trovano alcune ville con i rispettivi annessi. Iniziando la Piazza quattro Novembre, si osserva la villa Rossi fatta costruire verso la fine del diciannovesimo secolo, e un edificio a pianta rettangolare a tre piani con i prospetti articolati secondo criteri di corrispondenza simmetrica. Annesso alla villa, vi è un casale rustico adibito ad abitazione privata al primo piano e a stalle e scuderia al pino terreno. Villa Bellaria risale nel suo impianto al diciottesimo secolo; durante la seconda guerra mondiale venne parzialmente distrutta ed in seguito ricostruita mantenendo il volume originario con l'aggiunta di un corpo laterale più basso. L'edificio circondato da parco a pianta rettangolare con sviluppo a tre piane coperti con tetto a padiglione. Più avanti e la Villa Bennini, a pianta rettangolare, a tre piani con copertura a padiglione e torretta centrale, ha il soffitto decorato con lo stemma (leone rampante con fascia diagonale a tre palle). La Villa fu costruita verso la fine del XIX secolo per iniziativa della famiglia Rossi, ricca proprietaria di terreni, la quale promosse altre costruzioni come la vicina Villa Rossi con le scuderie annesse e la ristrutturazione del palazzo di famiglia, gia ricordato, nel centro di Campagnatico. Di fronte alla villa sorge il vasto fabbricato di scuderie, attualmente adibito a sede del consorzio agrario e ad abitazione privata. Alla stessa villa è collegato un altro fabbricato ad uso di scuderia costruito anch'esso alla fine del diciannovesimo secolo, a pianta rettangolare, coperto a capanna con portale di accesso ad arco, sopra al quale c'è una scultura in cotto rappresentante una testa di cavallo e finestra soprastante pure ad arco. Del notevole sviluppo che interesso Campagnatico nell'ottocento fanno fede anche molte costruzioni sparse nel territorio ed organizzate in grandi fattorie secondo un modello aggiornato di conduzione agraria.

La Meridiana



In Piazza Dante furono ristrutturati vari edifici tra quali il palazzotto con la meridiana collocata sulla facciata eseguita da Ulisse Crocchi nel 1883, su commissione dei signori Rossi. Alla stessa epoca risale anche la fontana in bronzo a pianta quadrata con fusto decorato e recante lo stemma del Comune e la data di fusione. In piazza Garibaldi, il palazzo pretorio, sede del Comune, con fronte caratteristico da bugnato angolare, dal portoncino d'ingresso e finestre rettangolari con cornici in pietra, fu completamente restaurato tra il 1794 e il 1805. Il palazzo comunale era in precedenza ubicato in via Cesare Battisti, in un edificio oggi totalmente trasformato che conserva tuttavia nel portichetto di ingresso murati alcune stemmi risalenti al quattordicesimo, quindicesimo secolo, tra i quali quello del comune, con la data del 1426 e la balzana di Siena.

La Rocca Aldobrandesca

La Rocca aldobrandesca di Campagnatico si trova nella parte più alta del centro storico dell'omonima località della Valle dell'Ombrone. Una prima fortificazione venne costruita nel corso del X secolo dagli Aldobrandeschi e, nel corso dei secoli successivi, vennero completati i lavori di incastellamento del borgo che ebbero termine nel Duecento con la realizzazione della rocca e della cinta muraria. Proprio in epoca Duecentesca iniziò a farsi sentire l'influenza senese che determinò una serie di conflitti che culminarono con l'uccisione di Omberto Aldobrandeschi, episodio ricordato anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia (Purgatorio, XI, 52-72). Tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento il luogo venne completamente assoggettato alla Repubblica di Siena. Dopo alcuni danneggiamenti subiti dalla rocca e dalla cinta muraria tra la seconda metà del Trecento e gli inizi del Quattrocento, l'intero complesso fortificato fu completamente ristrutturato utilizzando i materiali di recupero in pietra. A metà Cinquecento, con la definitiva caduta della Repubblica senese, Campagnatico e la sua rocca entrarono a far parte del Granducato di Toscana e, da allora, ne seguirono le sorti. Nei secoli successivi la rocca ha subito alcuni interventi di ristrutturazione e rimaneggiamento che hanno modificato in parte il suo aspetto originario. [modifica] Aspetto attuale La Rocca aldobrandesca di Campagnatico si trova in posizione dominante sull'intero abitato, sulla Valle dell'Ombrone e su tutto il territorio collinare circostante. Il complesso è costituito da una torre a sezione quadrangolare, con un imponente basamento a scarpa. Le pareti sono completamente rivestite in pietra, con alcune finestre che si aprono ad altezze diverse; su un lato, la torre è addossata ad un'alta cortina muraria che rende il complesso ancora più possente. Attorno alla torre si trovano alcuni edifici in pietra, originariamente facenti parte del complesso, che hanno subito alcune modifiche nei secoli scorsi.

La Chiesa di San Giovanni Battista e Santa Maria della Misericordia






La chiesa, dedicata a San Giovanni Battista, che si trova alla sommita dell'abitato, risale alla seconda metà del diciottesimo secolo e fu elevata a titolo di prepositura alla fine del diciassettesimo secolo. Si sviluppa su pianta a croce latina terminante con abside retta affiancata da due cappelle.
La facciata con paramento murario in travertino, silice ed arenaria, presenta il portale centrale architravato sormontato da un arco a tutto sesto con decorazioni e un rosone in alto; termina con un coronamento ad arcatelle con protome ovina al centro del retto a capanna. L'interno a navata unica con presbiterio rialzato, e coperto a capriate di legno, mentre le cappelle e l'abside sono coperte con volte a crociera costolonate a mattoni e inquadrate da ampi archi ogivali che si impostano su pilastri. Il campanile adiacente al fianco destro era originariamente una torre della cinta muraria. Accanto alla chiesa, ritrova la canonica preceduta da un cortile, con pozzo a pianta esagonale, cui si accede da un arco a ogiva.
Questa tuttavia è stata piu volte restaurata nel corso dei secoli e recentemente tra il 1981 e il 1986. Sulla facciata e murato uno stemma vescovile con iscrizione. Entrando a destra si trova un'acquasantiera a fusto datata 1586, con lo stemma di Campagnatico. In chiesa è conservato inoltre un ciborio ligneo intagliato e dorato con sei sportellini dipinti riferibile a minifattura senese del XVI secolo, attualmente in restauro. Negli scomparti sono raffigurati la resurrezione dei Santi Giovanni, Pietro e Paolo, del Salvatore e della Vergine. Nel sottarco del coro una serie di formelle ad affresco di scuola senese del sedicesimo secolo raffigura, a mezza figura, gli Apostoli. Nella parrocchiale sono anche stati collocati, dopo il restauro e il distacco, una serie di affreschi staccati provenienti dalla pieve di Santa Maria delle Grazie.
Il ciclo raffigura le storie della vergine. Sono Stati recuperati: La nascita della Vergine; La presentazione al Tempio; L'assunzione e l'incoronazione di Maria; I Profeti Daniele e Mosé; Lo sposalizio della Vergine; La morte della Vergine; I busti dei Profeti.Il restauro ha permesso di scoprire e decifrare un'iscrizione che reca la data e la fine di questa opera eseguite nel 1393 da Cristoforo di Bindoccio (documentato a Siena 1361-1407) e Meo di Pero (documentato a Siena 1378-1407).
Gli affreschi sono significativi per decifrare il percorso artistico di questi due pittori che ebbero notevole peso nell'ambiente senese del tempo. Il Linguaggio di carattere popolaresco, i volti dai ratti marcati e grotteschi, la mimica vivace e l'evidente caduta di qualità sono giustificate dalla data di esecuzione piuttosto tarda, che distanza queste opere da altre di migliore qualità, come per esempio i dipinti nell'ospedale di Santa Maria della Scale a Siena .
Patrimonio della chiesa è una pregevole Madonna col Bambino riferibile ad un pittore duccesco riconosciuto di recente come Giudo di graziano, ricordato nei libri di Biccherna dal 1278 al 1302. L'opera, significativo esempio della pittura senese tra la fine del Due e gli inizi del Trecento, documenta la fase più tarda di questo pittore allineato ai moduli ducceschi. L'opera è attualmente in deposito.




la Chiesa di Santa Maria della Misericordia










 la chiesa di Santa Maria della Misericordia, nota storicamente come pieve di Santa Maria, è' ricordata dal 1188.
La facciata in pietra è a capanna con unico portale sormontato da arco a tutto sesto e scandita da due finestre rettangolari e da un oculo centrale, risalenti al XIX secolo. L'interno è a croce latina, molto manomesso dopo il restauro degli inizi del XIX secolo. Le uniche parti antiche sono il transetto rialzato, coperto a travature lignee, e la zona presbiterale con la cappella maggiore con volta a crociera, affiancata da due cappelle laterali con altari barocchi.
Gli affreschi della cappella centrale, di maestri senesi tardo trecenteschi (Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero), sono in parte nascosti da vari strati di tinteggiature. Tracce di dipinti murali quattrocenteschi sono venute alla luce nella cappella a destra.



il Palio dei Ciuchi

Notizie riguardanti il palio in onore della Madonna risalgono al 1400 e piace pensare che l'attuale palio sia l'ideale continuazione di questa festa. Dopo il periodo della corsa dei cavalli, prima dell'ultima guerra, di cui sono da ricordare per le numerose vittorie di due cavalli dal nome di Pelo e Mambruk, fu dato inizio alla corsa degli asini alla bolognese. E' pero nell'anno 1957, dopo una lunga interruzione, che il palio viene ripreso in occasione della tradizionale e solenne festa della Madonna. Un gruppo di cittadini desiderosi di ridar vita ad una tanto importante tradizione sollecitarono l'allora sindaco Tronconi ad indire una riunione dalla quale dopo un animata discussione emerse l'attuale divisione del paese in Rioni: Centro, Santa Maria, Pieve e Castello. Intorno agli anni 1971-72, poi, furono costruite delle rudimentali gabbie per cercare una piu equilibrata partenza rispetto al metodo del canapo fino ad allora utilizzato. Dopo circa quindici anni, vista la sempre maggiore competitività delle ciuche furono costruiti le attuali gabbie simili a quelle degli ippodromi. Nel 1999 la Pro-loco insieme ai presidenti dei Rioni e soprattutto all'Amministrazione Comunale ha deciso il radicale rinnovamento dei costumi per la sfilata storica e l'istituzionalizzazione della manifestazione creando appunto 'L'Ente Palio'. Nel giorno della corsa le contrade competono ognuna con due ciuchi, sui quali i fantini galoppano a pelo; due sono le carriere per le eliminatorie e una la finale. Il percorso di gara e un tratto in leggera salita sull'antico bastione murario che delimita il paese vecchio e guarda l'Amiata. Il cerimoniale del palio è rigoroso, comincia con la presentazione del 'Cencio' (dipinto a mano da un artista) poi la corsa dei "cursori" (composta da quattro squadre di ragazzi sotto i 14 anni, una per contrada) seguita dalla funzione religiosa, con l'offerta dei fiori dei cursori e una solenne processione.

Palio dei Ciuchi